La Grande Battaglia di Ahmadinejad
La Grande Battaglia di Ahmadinejad

La mia analisi odierna sarà breve, avremo modo di tornare sull’argomento più in là, quando gli effetti del piano di riduzione dei sussidi approvato dal Governo iraniano cominceranno ad avere un’eco sui quotidiani di tutto il Mondo.
Il Presidente, Mahmoud Ahmadinejad in questi ultimi mesi ha coraggiosamente portato avanti il suo piano per ridurre gradualmente il sistema di sussidi statali che da decenni contribuisce a mantenere bassi i prezzi al consumo della benzina e di alcuni beni di prima necessità. Attualmente, infatti, lo Stato iraniano garantisce un sistema regressivo di sovvenzioni, dove i ricchi, che usufruiscono delle stesse agevolazioni dei poveri, si approfittano della situazione contrabbandando i beni acquistati sotto prezzo.
Il Governo, alla ricerca di denaro per affrontare le sanzioni internazionali, è riuscito, dopo aspri dibattiti in Parlamento, a far approvare una parziale, seppur sostanziosa, riduzione dei sussidi. Un possibile aumento dell’inflazione e della violenza legata alla criminalità organizzata, che da tempo ha nel contrabbando la sua linfa vitale, sono stati portati come argomentazione alle critiche che sia i conservatori sia i riformisti hanno rivolto al Presidente Ahmadinejad.
Il cambiamento della politica sui sussidi potrebbe contribuire a rendere l’Iran meno vulnerabile alle sanzioni occidentali che impongono al Paese delle pesanti restrizioni sulle importazioni di benzina. Inoltre, Ahmadinejad potrebbe usare parte del denaro risparmiato per aiutare maggiormente le classi meno abbienti, componente principale del suo bacino elettorale. Tuttavia, i ceti più benestanti che si riconoscono nella linea politica del ricco e potente Ayatollah, Ali Akbar Rafsanjani, potrebbero tentare di destabilizzare l’esecutivo in un momento molto pericoloso per la politica interna ed estera del Paese.
I bassi prezzi, inferiori a quelli di mercato, oltre a costare al Governo circa 100 miliardi di dollari l’anno, incoraggiano un eccessivo consumo di benzina ed altri prodotti, scoraggiando al contempo la produzione interna e rendendo l’Iran sempre più dipendente dalle importazioni. I Governi precedenti hanno spesso tentato di eliminare i sussidi, ma puntualmente hanno fatto retromarcia di fronte alla pressione popolare. Il Presidente Ahmadinejad, che a lungo si è eretto come paladino dei poveri della Nazione contro l’oppressione delle elite privilegiate, affronterà a fine settembre – momento in cui il piano di riduzione dovrebbe entrare in vigore – la sua più grande battaglia.
I rischi sono grandi: La rimozione dei sostegni statali potrebbe immediatamente quadruplicare il prezzo della benzina ed in seguito un effetto analogo potrebbe verificarsi anche per altri prodotti di base, aumentando considerevolmente così il già alto tasso d’inflazione.
Ieri, con un insolito interevento, la Corte dei Conti iraniana ha avvertito che l’attuazione del piano di sovvenzioni potrebbe portare a dispute e conflitti tra le fazioni politiche presenti nel Paese. Gli scenari che potrebbero verificarsi nel caso di una nuova ondata di proteste popolari risultano ad oggi difficilmente ipotizzabili. Questa volta il Governo iraniano non si troverebbe di fronte ai pochi studenti dell’Onda Verde, ma alla potente classe media guidata dai ricchi commercianti dei bazar e dai proprietari terrieri.
Continuerò a monitorare la situazione e tornerò sull’argomento a tempo debito.
If you enjoyed this post, please consider to leave a comment or subscribe to the feed and get future articles delivered to your feed reader.

Comments
Non c'è ancora nessun commento.
Lascia un commento